Veronica Gervasoni – Sirti

“Credevo che la mia laurea in Filosofia non potesse essere considerata per entrare in azienda: ma sono riuscita a dimostrare che una facoltà umanistica può aiutare a rivedere l’organizzazione aziendale da una diversa prospettiva”

Veronica Gervasoni, 26 anni
Laureata in Filosofia presso Università degli Studi di Milano
Lavora in Sirti nella divisione Risorse umane

 

Veronica, com’è andato il tuo primo colloquio?

Il mio primo colloquio è stato in Sirti. Ho frequentato un master alla Bocconi e l’università mi ha aiutato a trovare uno stage che mi permettesse di mettere a frutto quanto avevo appreso teoricamente.

Ricordo la mia voglia di entrare in questa azienda, per quanto non la conoscessi inizialmente. Me l’ha fatta conoscere l’università, siamo venuti a una company visit dove ho potuto vedere il loro programma di Performance Appraisal e il lavoro di trasformazione, per cui ho visto contenuti più tecnici della funzione HR, messi in pratica molto bene e mi sono detta che mi sarebbe piaciuto molto entrare in questa realtà.

Ti va di condividere un aneddoto del tuo percorso di ricerca di lavoro?

A seguito di questa company visit mi hanno chiamata per un colloquio e di quel giorno ricordo l’ansia, la preoccupazione di riuscire a gestire le mie emozioni sapendo quanto ci tenessi ad essere selezionata. E credo di essere riuscita nell’intento visto che poi mi hanno scelta.

Quale consiglio ti sentiresti di condividere con chi è ancora alla ricerca di occupazione?

Consiglio di prepararsi, conoscere l’azienda e chi si ha di fronte: è molto importante ed è anche sintomo di maturità da parte di chi sta facendo il colloquio. E poi è molto importante essere ‘freschi’, ovvero tenersi aggiornati e dimostrare di saper essere flessibili nel lavoro, sapere fare un po’ di tutto. È bene specializzarsi in qualcosa, ma bisogna anche sapersi adattare per poter soddisfare anche altre richieste.

Se tornassi indietro, rifaresti lo stesso percorso di studi? Cambieresti qualcosa?

Assolutamente no, non cambierei nulla. Cercherei di vivere più serenamente e con più calma il periodo universitario. Ci tenevo a cogliere il meglio con i tempi giusti, ma ripensandoci ora vivrei tutto con più calma, senza per questo andare fuori corso. È un periodo della vita bellissimo che non ritornerà più per cui merita di essere vissuto al meglio.

Quali sono le tue passioni?

Mi piace molto leggere libri di filosofia, in particolare libri di Kant: è il mio filosofo preferito perché come me è innamorato del tempo e dello spazio.

Come definiresti la Generazione Y, quella di cui fai parte? Chi sono veramente i Millennials?

Secondo me è una generazione che ha due responsabilità, una sul presente che è quella di far percepire il valore di questa generazione e delle innovazioni che ci sono oggi, e una sul futuro, ovvero portare avanti una cultura dell’approfondimento. Questo aspetto della comunicazione digital è bello perché ti permette di entrare in sintonia e di confrontarti con tutti in tempo reale, di fare gruppo e condividere delle esperienze. Ma il rovescio della medaglia, e quindi il pericolo, è che la comunicazione sia un po’ superficiale. Spetta a questa generazione dimostrare che non è così.