Stefano Colombo Speroni – AON

“Grazie alla collaborazione e alla condivisione ho potuto accrescere e sviluppare nuove competenze”

Stefano Colombo Speroni, 29 anni
Laureando in Lettere presso Università degli Studi di Milano
Lavora in AON nella divisione Business Development Aziende

 

Stefano, come è andato il tuo primo colloquio? Su cosa ti sei sentito particolarmente forte e su quali aree hai poi capito che avresti dovuto lavorare di più?

Ricordo bene il mio primo colloquio, fu con una compagnia assicurativa, settore nel quale opero tuttora. Ero particolarmente agitato prima del colloquio a causa della mia scarsa conoscenza in materia assicurativa e pensavo che questo aspetto mi avrebbe sostanzialmente precluso la possibilità di ottenere il posto.

Fortunatamente, iniziato il colloquio, la tensione svanì. Ammisi immediatamente la mia inesperienza, così da prevenire eventuali domande tecniche sull’argomento, ma spiegando contestualmente di essere fortemente motivato ad entrare in questo settore, desideroso di imparare e di mettermi a completa disposizione dell’azienda al fine di colmare le mie carenze professionali. Penso fu questo fattore, la determinazione, ad aver consentito il buon esito del colloquio.

Se tu avessi potuto richiedere un supporto all’università nella fase di ricerca/colloquio, di che cosa avresti avuto bisogno?

Ritengo sarebbe  indubbiamente utile, una volta  terminato il percorso di studi (sia universitario che scuole superiori), avere la possibilità di confrontarsi con recruiter esperti, in grado, oltre che di dare indicazioni su come scrivere correttamente un curriculum, di preparare, anche attraverso una simulazione, un colloquio e aiutare a comprendere, grazie alla loro esperienza di selezione, quali potrebbero essere i punti di forza e gli aspetti più interessanti da valorizzare durante l’ intervista.

Spesso non si è pienamente consapevoli delle proprie capacità, soprattutto di quelle che non sono necessarie durante il periodo formativo ma che diventano indispensabili nel mondo del lavoro.

Quale consiglio ti sentiresti di condividere con chi è ancora in cerca di occupazione?

È sicuramente un periodo problematico per i giovani in cerca di occupazione. Questa difficoltà non credo risieda tanto nel trovare un posto di lavoro, quanto piuttosto nel trovare una posizione stabile in un’azienda che consenta di crescere professionalmente. È evidente che rispetto a qualche anno fa il numero di neolaureati sia notevolmente aumentato e consequenzialmente l’ingresso nel mondo del lavoro avviene sempre più tardi. Ci troviamo dunque di fronte a giovani maggiormente preparati a livello teorico, ma con poca o nessuna esperienza lavorativa.

Consiglio quindi a chi è ancora alla ricerca di un posto di lavoro di non precludersi alcuna possibilità, anche se si discosta rispetto al percorso di studi intrapreso, di diversificare e sviluppare ulteriori competenze. Ciò permetterebbe inoltre di scoprire realtà diverse che possono inaspettatamente rivelarsi interessanti e che consentirebbero di ampliare la ricerca di una posizione quanto più corrispondente alle proprie aspirazioni.

Sei soddisfatto del tuo percorso di studi? Rifaresti la stessa scelta? Che cosa ritieni sia stato molto efficace nella tua esperienza universitaria e che cosa suggeriresti di migliorare nell’offerta e nei servizi degli atenei?

Per quanto concerne il mio percorso di studi non credo rifarei le stesse scelte. Terminato il Liceo Scientifico decisi di indirizzarmi verso studi umanistici e di iscrivermi quindi alla facoltà di Lettere Moderne presso l’Università Statale di Milano. Presi questa decisione basandomi solamente sulle materie che mi interessavano maggiormente durante il Liceo, senza riflettere approfonditamente su quali sbocchi lavorativi questa facoltà avrebbe potuto offrirmi.

Mi resi poi conto delle difficoltà nell’individuare un percorso professionale relativo a questi ambiti (fatta eccezione per l’insegnamento), soprattutto a causa di un’offerta formativa basata esclusivamente su conoscenze teoriche, senza possibilità di un’applicazione pratica e, in generale, lontana dalla domanda di mercato.

Ritengo che le università si stiano ora evolvendo verso un approccio più pragmatico e meno teorico e che questa sia la strada giusta da perseguire in un’evoluzione formativa meno nozionistica e in grado di preparare adeguatamente gli studenti universitari al mondo del lavoro.

Attraverso un percorso basato anche sullo sviluppo di progetti concreti e non solamente attraverso esami tradizionali in cui vengono valutate solo le conoscenze acquisite, si favorirebbero l’interazione e la cooperazione tra studenti e si aiuterebbero i giovani a confrontarsi con problemi e sfide più simili a quelle del mondo del lavoro, anticipando quindi lo sviluppo di determinate capacità e competenze.

 In ambito di competenze soft, prima di entrare nel mondo del lavoro quali pensavi fossero le più importanti e oggi che lavori hai cambiato idea?

Prima di iniziare il mio percorso professionale avevo solo una percezione marginale di quali potessero essere le soft skills più importanti. Ritenevo fossero più che altro delle attitudini individuali. Oggi mi rendo conto di quanto determinate competenze come il problem solving o il time management risultino fondamentali nella quotidianità lavorativa. Ancora più importante ritengo sia la capacità di lavorare in un team, saper condividere i successi come i fallimenti, accettare i feedback dei colleghi e soprattutto mettere in risalto la propria leadership all’interno di un gruppo.

Ho imparato che è proprio grazie alla collaborazione e alla condivisione che si possono accrescere e sviluppare le proprie competenze. Ritengo inoltre fondamentale, per quanto non possa considerarsi una competenza “soft”, la conoscenza della lingua inglese, perché, soprattutto in determinate aziende, è indispensabile per lo svolgimento dell’attività quotidiana e la poca conoscenza pregiudicherebbe diverse possibilità di lavoro.