Nicola Armellin – AON

“Suggerisco a tutti di viaggiare e fare esperienze fuori dall’Italia: io ho cambiato il mio modo di pensare e mi ha aiutato a diventare più maturo”

Nicola Armellin, 28 anni
Laureato in Economia e Finanza presso Università Cattolica
Lavora in AON nella divisione Direzione Segmento Aziende

 

Nicola, come è andato il tuo primo colloquio? Su cosa ti sei sentito particolarmente forte e su quali aree hai poi capito che avresti dovuto lavorare di più?

Mi sono laureato a luglio 2014, ma avevo già iniziato il mio percorso lavorativo a marzo dello stesso anno. Il mio primo colloquio con un’azienda strutturata è stato quello con AON. L’intervista è andata bene, mi ero preparato sulla società, sulla sua struttura e sul suo core business.

A livello di competenze tecniche, non essendo ancora laureato, ero “fresco” di studi per cui mi sentivo preparato. A mio parere, il punto forte è stato la tranquillità con la quale ho affrontato il colloquio, unito alla curiosità dimostrata per il settore di appartenenza dell’azienda. Al termine dell’intervista ero molto soddisfatto, infatti a distanza di pochi giorni sono stato richiamato per proseguire l’iter di selezione.

Se tu avessi potuto richiedere un supporto all’università nella fase di ricerca/colloquio, di che cosa avresti avuto bisogno?

Ritengo importante avere a disposizione un portale di job offer maggiormente strutturato rispetto a quello della mia università. Un altro strumento utile agli studenti potrebbe essere la possibilità di sostenere colloqui simulati o prepararsi con esempi di domande che potrebbero essere poste durante un’intervista.

Spesso ci si trova di fronte a domande di logica o questionari che hanno lo scopo di mettere in difficoltà il candidato, ma a mio avviso con un minimo di preparazione possono essere superati in tutta tranquillità e sicurezza.

Quale consiglio ti sentiresti di condividere con chi è ancora in cerca di occupazione?

Principalmente di non fare application massivamente, ma di focalizzarsi su settori o ruoli più affini alle proprie capacità e ai propri interessi.

Spesso i neolaureati non sanno ancora con precisione quale possa essere il proprio lavoro ideale e ritengo sia molto utile da questo punto di vista partecipare agli incontri organizzati da università e aziende, dove vengono descritte le attività, i settori di apparenza, e le posizioni aperte nelle aziende partner.

Sei soddisfatto del tuo percorso di studi? Rifaresti la stessa scelta? Che cosa ritieni sia stato molto efficace nella tua esperienza universitaria e che cosa suggeriresti di migliorare nell’offerta e nei servizi degli atenei?

Personalmente sono soddisfatto del mio percorso di studi. Vengo da un’ottima università, ben strutturata e con un buon network di aziende. Tornando indietro rifarei esattamente lo stesso percorso, forse più focalizzato su un profilo maggiormente internazionale.

Durante i miei studi ho avuto la possibilità di fare due esperienze all’estero, una per studio negli Stati Uniti e una lavorativa in Svizzera (in stage). Sono state due esperienze che mi hanno arricchito molto, sia dal punto di vista professionale che umano. Suggerisco a tutti infatti di viaggiare e fare esperienze fuori dall’Italia il più possibile, si cambia il modo di pensare e aiuta a diventare più maturi.

Da questo punto di vista il mio ateneo offriva molte opportunità per studiare o lavorare all’estero, anche se non sempre facilmente accessibili.

In ambito di competenze soft, prima di entrare nel mondo del lavoro quali pensavi fossero le più importanti e oggi che lavori hai cambiato idea?

Le soft skills sono le cosiddette “competenze trasversali”, ovvero quelle capacità che raggruppano le qualità personali, l’atteggiamento in ambito lavorativo e le conoscenze nel campo delle relazioni interpersonali. Penso che le più richieste siano il problem solving, il team working e la capacità di leadership.

Personalmente credo che quella più apprezzata dal mercato sia il team working, lo pensavo prima di entrare nel mondo del lavoro e ne ho avuto la conferma. Come mie capacità personali, penso di essere più predisposto al problem solving e non nascondo che in sede di colloquio questa mia caratteristica mi ha aiutato molto.