Mario Romano – AON

“È importantissimo lavorare sul proprio personal branding, su LinkedIn in particolare”

Mario Romano, 32 anni
Laureato in Giurisprudenza presso Università degli Studi del Sannio
Lavora in AON nella divisione Claims

 

Mario, come è andato il tuo primo colloquio? Su cosa ti sei sentito particolarmente forte e su quali aree hai poi capito che avresti dovuto lavorare di più?

Ho fatto il mio primo colloquio per un’azienda importante appena laureato; ero molto teso, nervoso e non avevo alcuna idea su come presentarmi al recruiter. Ero inoltre spaventato dal confronto con gli altri candidati con i quali avevo chiacchierato durante l’attesa del colloquio, e che avevano già avuto esperienza in importanti realtà lavorative. Il colloquio non è andato bene, non sono stato particolarmente brillante, anche se devo dire che l’esperienza è stata nel complesso estremamente positiva; ho infatti capito che avrei dovuto lavorare molto sul mio atteggiamento, mostrandomi più sicuro di me e soprattutto sul mio inglese. Fortunatamente ho avuto l’occasione di fare tanti altri colloqui e ritengo che a parte le conoscenze tecniche richieste, un grande punto di forza è quello di essere sinceri e diretti nel corso del colloquio senza nascondere i propri desideri e le proprie ambizioni.

Se tu avessi potuto richiedere un supporto all’università nella fase di ricerca/colloquio, di che cosa avresti avuto bisogno?

A dire il vero, come quasi la totalità dei laureati in Italia e soprattutto quelli del Sud, finita l’università mi sono sentito spaesato.  A parte la partecipazione a qualche convegno o career day organizzati da atenei diversi dal mio, non ho ricevuto alcun supporto al termine del mio percorso di studi. Nel corso della mia attività lavorativa ho avuto modo di apprezzare l’esperienza di altri colleghi che hanno avuto un supporto decisamente più concreto dai propri atenei.

Ritengo che tutte le università dovrebbero dotarsi di un servizio di Job Placement efficace, facilitando così l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, orientando ab origine le loro scelte professionali e, una volta laureati, fornendo agli stessi contatti con aziende, studi professionali ecc.

Quale consiglio ti sentiresti di condividere con chi è ancora in cerca di occupazione?

Il primo consiglio è quello di non scoraggiarsi e di non rifiutare a priori le opportunità che si presentano. La ricerca del lavoro è essa stessa un lavoro e di ciò ho fatto esperienza sulla mia pelle. Il secondo consiglio è di non aver paura di cambiare città: “il lavoro non viene a cercarti”.

Inoltre, consiglio di presentarsi al colloquio ben preparati, studiando il brand, la storia dell’azienda, la tipologia di posizione per la quale ci si vuole candidare; è fondamentale dimostrare di aver “fatto i compiti a casa”. Inoltre, nella fase di ricerca, è importantissimo lavorare sul proprio curriculum, cercando di personalizzarlo il più possibile, rendendolo interessante per chi legge e sul proprio personal branding, sui social network LinkedIn in particolare.

Sei soddisfatto del tuo percorso di studi? Rifaresti la stessa scelta? Che cosa ritieni sia stato molto efficace nella tua esperienza universitaria e che cosa suggeriresti di migliorare nell’offerta e nei servizi degli atenei?

Anche se i miei sogni inizialmente erano altri (sono un grande appassionato di cinema e sognavo di lavorare in quel mondo), sono molto soddisfatto del mio percorso di studi, il quale mi consente attualmente di lavorare in una grande azienda leader del proprio settore.

Se potessi tornare indietro sceglierei pertanto lo stesso indirizzo di studi. Alla luce dell’esperienza attuale, mi sono infatti reso conto che le possibilità di impiego per i laureati in giurisprudenza sono in realtà molto più ampie di quelle che inizialmente pensavo. Vi sono molti contesti aziendali dei quali non conoscevo l’esistenza in passato dove è richiesta la mia preparazione accademica.

Il principale miglioramento che suggerirei è l’inserimento, durante il corso di studi, di tirocini in aziende e/o studi professionali, al fine di consentire un’applicazione pratica di quanto appreso in linea esclusivamente teorica e la possibilità, fin dall’inizio, di confrontarsi con le realtà lavorative del mondo odierno.

In ambito di competenze soft, prima di entrare nel mondo del lavoro quali pensavi fossero le più importanti e oggi che lavori hai cambiato idea?

Le soft skill che pensavo più importanti e richieste dal mercato prima di entrare nel mondo del lavoro sono il problem solving, la capacità di essere multitasking e di sapersi adattare velocemente al contesto lavorativo nel quale si è inseriti. Alla luce della mia esperienza lavorativa, posso confermare l’importanza di possedere tali competenze.

Oltre alle skill citate, aggiungerei la capacità di lavorare in team. Oggi sono più consapevole che un buon team working è alla base di ogni successo aziendale e personale; sapersi infatti relazionare e confrontare con i colleghi, valorizzare ogni contributo e saper indirizzare le energie di tutti può solo produrre a mio parere ottimi risultati.