Maria Chiara Monti – Sirti

“Un giorno una collega di master mi disse che era stata presa per la stessa posizione alla quale mi ero candidata io. Decisi di contattare l’azienda e fortunatamente scoprii che si era sbagliata: lei era sì stata assunta ma per una posizione diversa! Alla fine ci presero entrambe”

Maria Chiara Monti, 27 anni
Laureata in Comunicazione e società presso Università degli Studi di Milano
Lavora in Sirti nella divisione Comunicazione & Marketing Relazionale

 

Maria Chiara, com’è andato il tuo primo colloquio?

Per quanto mi fossi preparata non avevo idea di come si sarebbe svolto il colloquio, né di come si sarebbe comportata l’esaminatrice. Il colloquio è stato piuttosto lungo e mi hanno fatto fare diversi test: psicoattitudinale, di inglese, business case… L’esaminatrice ha cercato di mettermi in difficoltà sia con i tempi che con i modi, mostrando anche disinteresse, tanto che pensavo che il colloquio fosse andato male. Invece mi richiamarono e mi fecero addirittura i complimenti per come mi ero preparata sull’azienda! Volevano mettermi alla prova per testare le mie reazioni.

La difficoltà principale durante il colloquio è stata vincere l’ansia, infatti nei primi colloqui, con meno esperienza, si fa sempre un po’ fatica a dimostrare il proprio valore proprio perché presi dall’ansia. In questo senso tanto fa anche il comportamento dell’esaminatore.

Ti va di condividere un aneddoto del tuo percorso di ricerca di lavoro?

Ho un ricordo un po’ “drammatico” del mio primo colloquio per un’azienda che offriva una posizione alla quale tenevo molto. Stavo terminando il master e come i miei colleghi stavo cercando uno stage. Avevo fatto tutto il percorso di selezione, ero arrivata al penultimo step e un’amica mi chiamò per dirmi che era stata presa proprio per la posizione alla quale mi ero candidata. Ci rimasi malissimo, ma poi scoprii che si era sbagliata: era stata assunta sì dalla stessa azienda ma per una posizione diversa! Alla fine quindi ci presero entrambe.

Quale consiglio ti sentiresti di condividere con chi è ancora alla ricerca di occupazione?

Consiglio di prepararsi bene sull’azienda e cercare quante più informazioni possibili su internet: permette di fare buona impressione e dimostra il nostro interesse nei confronti dell’azienda stessa, la nostra volontà e proattività.

Consiglio inoltre di non farsi abbagliare dalle grandi multinazionali orientate al B2C perché sono aziende con una struttura molto definita a livello di marketing, mentre tante aziende B2B, soprattutto italiane, si stanno organizzando e strutturando solo adesso in ambito marketing e comunicazione, perché fino a pochi anni fa non era ritenuto essenziale. C’è quindi più autonomia di azione rispetto a un’azienda orientata al consumatore finale.

Se tornassi indietro, rifaresti lo stesso percorso di studi? Cambieresti qualcosa?

Rifarei sicuramente lo stesso percorso di studi: dopo la triennale ho scelto di non iscrivermi alla specialistica, optando invece per un master. Mi sembrava infatti più professionalizzante per il tipo di carriera che avevo in mente, perché mi permetteva di mettere subito in pratica le conoscenze acquisite. Col senno di poi farei più esperienze all’estero e questa è forse l’unica cosa che rimpiango.

Hai sentito parlare di rivoluzione digitale? Cosa significa per te?

La rivoluzione digitale è una rivoluzione orizzontale, nel senso che ha investito la sfera quotidiana e personale della vita di ciascuno di noi. La comunicazione è istantanea, c’è una maggiore condivisione e questo ha impattato notevolmente sulla vita delle persone, così come sull’economia: da qui a dieci anni tutti i business saranno internet-based e sempre più orientati all’utilizzo delle tecnologie.

Bisogna quindi tenere in grande considerazione questa rivoluzione, che tra l’altro ha dei tempi di evoluzione e cambiamento esponenziali: siamo costretti a stare sempre al passo con l’evoluzione delle tecnologie e dei modi di usufruirne. La nostra generazione è quella che deve portare la rivoluzione digitale all’interno delle aziende, perché ha più familiarità con queste nuove tecnologie e forme di comunicazione.

Quali sono le tue passioni?

Sicuramente la lettura, mi piace il profumo della carta stampata e infatti ho non ebook o altro.

Altre passioni sono la cucina, il cinema e gli sport, anche se al momento le ho un po’ accantonate per mancanza di tempo. Bisognerebbe avere più tempo libero per poter coltivare le proprie passioni, ne gioverebbe il lavoro stesso.

Come definiresti la Generazione Y, quella di cui fai parte? Chi sono veramente i Millennials?

Questa generazione ha troppe sfaccettature per poterne dare una definizione univoca. La ritengo più liberale dal punto di vista culturale, più tollerante ma anche fortemente ambiziosa e competitiva. Del resto siamo la generazione che sta vivendo le conseguenze della crisi del 2008, siamo portati quindi a una maggiore mobilità: mettiamo in conto che non solo non lavoreremo tutta la vita nella stessa azienda ma probabilmente nemmeno nello stesso Paese.

Inoltre, per la mia generazione è difficile fare progetti a lungo termine, siamo portati a fare progetti più a breve termine. Quest’incertezza ci porta ad avere da un lato una maggiore flessibilità e dall’altro una maggiore capacità di adattamento, perché bisogna reinventarsi sempre.