Manuela Cuna – Capgemini Italia

Entrate in associazioni, viaggiate, state a contatto con gli altri. Perché ai colloqui bisogna dimostrare non solo di aver studiato e di averlo fatto bene, ma anche di essere delle persone sveglie e di sapere stare in mezzo agli altri

Manuela Cuna, 26 anni
Laureata in Economia e management presso Università del Salento
Lavora in Capgemini Italia nella practice SAP

 

Manuela, com’è andato il tuo primo colloquio? Quali difficoltà hai riscontrato durante l’intervista? Su quali ambiti ti sentivi più preparato e su quali aree avresti dovuto fare maggiori approfondimenti?

Il mio primo vero colloquio di lavoro è avvenuto a Milano, per una grande multinazionale operante nel settore della consulenza ed è andato molto bene, anche perché alla fine mi hanno assunta.

Mi sentivo abbastanza sicura di me, anche perché in questi primi colloqui non ti fanno domande particolarmente specifiche, ancor di più nel settore della consulenza dove non sanno ancora bene dove collocare i candidati, quindi doveva risaltare principalmente il carattere. Avevo avuto anche dei consigli da persone che lavoravano già nel campo e così sono riuscita a dare risposte soddisfacenti.

Sono partita da Lecce per fare il primo colloquio e nel pomeriggio avevo già sostenuto il secondo colloquio. Al termine mi hanno dato un feedback positivo così ho chiesto se potevo sostenere il terzo colloquio il giorno successivo in modo da evitare un ulteriore viaggio e dopo quest’ultimo mi hanno assunta.

Ti va di condividere un aneddoto del tuo percorso di ricerca di lavoro?

Prima ancora di quello che ho appena raccontato, ho fatto un altro colloquio, era per lavorare in una società sportiva, premetto che non mi sentivo molto a mio agio, ma sapevo di dovermi mettere in evidenza in qualche modo. Mi hanno fatto la domanda “Se tu volessi aprire un’azienda in quale settore la apriresti e perché?”. Non essendo una persona molto sportiva, la mia risposta è stata “Di sicuro non in ambito sportivo perché fallirebbe!” Dopo un iniziale gelo a fronte della mia risposta è poi scoppiata una risata generale. La mia risposta è stata sfacciata ma originale, tanto che poi mi hanno fatto un’offerta che io però non ho accettato.

Qual era l’obiettivo che ti ha portato a scegliere il percorso di studi? È rimasto lo stesso dopo la laurea o si è trasformato in qualcos’altro?

Ho avuto come modello mio fratello che faceva il consulente, viaggiava sempre e mi piaceva molto quest’idea, questo stile di vita. Visto che volevo entrare anch’io nel mondo della consulenza e viaggiare potevo scegliere tra ingegneria ed economia e ho scelto la seconda perché, secondo me, fornisce più una preparazione a 360°.

Quale consiglio ti sentiresti di condividere con chi è ancora alla ricerca di occupazione?

Sono dell’idea che sia importante studiare e ottenere una buona votazione finale, ma ritengo anche molto importante svolgere diverse altre attività, quali: entrare in associazioni, partire per un Erasmus, viaggiare, stare a contatto con gli altri… perché ai colloqui bisogna dimostrare non solo di aver studiato e di averlo fatto bene, ma anche di essere delle persone sveglie e di sapere stare in mezzo agli altri.

Quindi il mio consiglio è di viaggiare e di iscriversi ad associazioni universitarie.

Perché secondo te sembra così difficile trovare lavoro?

In realtà non è difficile trovare lavoro. Penso che i neolaureati credano di poter trovare lavoro immediatamente, in realtà non è così, bisogna essere pazienti, non scoraggiarsi e mandare CV ogni giorno. Il lavoro c’è e ci sono anche le posizioni giuste. Io ad esempio all’inizio ho sbagliato, perché mi candidavo anche per posizioni che non erano adatte a me.