Filip Petrovic – Capgemini Italia

Il colloquio inizia prima di incontrare l’azienda: oggi attraverso internet tutti hanno la possibilità di imparare e scoprire cose nuove, per cui la concorrenza è alta

Filip Petrovic, 28 anni
Laureato in Ingegneria gestionale presso Politecnico di Milano
Lavora in Capgemini Italia nella divisione TME

 

Filip, com’è andato il tuo primo colloquio? Quali difficoltà hai riscontrato durante l’intervista? Su quali ambiti ti sentivi più preparato e su quali aree avresti dovuto fare maggiori approfondimenti?

Il mio primo colloquio di lavoro è andato benissimo, anche se la mia candidatura è stata scartata subito! Dico questo perché è stata un’esperienza che mi ha permesso di capire i miei punti di debolezza, le aree di miglioramento e mi ha permesso di ragionare: la mia impressione è stata che il colloquio fosse andato benissimo ma in realtà il feedback che ho ricevuto è stato negativo. Quindi mi è servito moltissimo per tutti i successivi colloqui.

La difficoltà che ho avuto è stata alla domanda “Dove ti vedi tra X anni?” e, essendo al mio primo colloquio e ancora studente al secondo anno di università, ho provato ad abbozzare qualcosa. La domanda mi ha permesso di ragionare subito dopo e di crearmi una visione di dove in effetti sarei voluto arrivare in pochi anni.

Mi sentivo molto preparato sulla parte tecnica relativa ai miei studi, ma quello che ho scoperto in questi primi colloqui è che invece le aziende, soprattutto per i neolaureati, cercano di capire se c’è la predisposizione a imparare cose nuove, alla proattività, anche perché sanno che nei primi 6 mesi i giovani non possono dare un grande contributo.

Ti va di condividere un aneddoto del tuo percorso di ricerca di lavoro?

Mentre studiavo al Politecnico a Como, sono stato invitato a un assessment a Verbania. Ho preso il pullman alle 5 di mattina in direzione Saronno, per poi prendere il treno per Varese, da lì un altro pullman per arrivare al lago, un traghetto per attraversare il Lago Maggiore, per finire con una camminata di un paio di km a piedi. È stata veramente un’avventura, sono arrivato che ero già distrutto e dovevo ancora affrontare un assessment di 8 ore! È stata una bellissima esperienza che, raccontata subito all’HR durante il colloquio, è servita per rompere il ghiaccio e penso di aver anche dimostrato di avere il forte desiderio di mettermi in gioco. Da lì ho capito che il colloquio inizia molto prima di incontrare l’azienda.

Qual era l’obiettivo che ti ha portato a scegliere il percorso di studi? È rimasto lo stesso dopo la laurea o si è trasformato in qualcos’altro?

Nei primi anni non sapevo bene cosa volessi fare, mentre l’ultimo anno della triennale ho capito che volevo un’ampia visione del business, volevo capirlo meglio, per cui ho deciso di cambiare da Ingegneria meccanica a gestionale. L’ingegneria gestionale fornisce quell’ampia vista sul business e sui processi che cercavo.

Inizialmente avevo scelto Ingegneria meccanica perché ero bravo in matematica, ma già durante la triennale, quando mi sono messo a creare una startup, avevo scoperto in me uno spirito imprenditoriale.

L’obiettivo è confermato in quanto, lavorando in un’azienda come Capgemini, ho l’opportunità di lavorare su più progetti, vedere diverse aree di business e diversi processi.

Quale consiglio ti sentiresti di condividere con chi è ancora alla ricerca di occupazione?

La ricerca di lavoro è essa stessa un lavoro, per cui i giovani devono essere pronti a impegnarsi e dedicare a questo 7/8 ore al giorno. Ma questo non significa soltanto leggere annunci e inviare CV, è anche la preparazione, lavorare su se stessi, leggere notizie sui mercati di interesse, seguire i trend, seguire alcuni contatti su LinkedIn, partecipare a workshop… ce ne sono di cose da fare!

Perché secondo te sembra così difficile trovare lavoro?

Oggi attraverso internet tutti hanno la possibilità di imparare e scoprire cose nuove, per cui la concorrenza è alta, ma prima ancora di arrivare ai colloqui si può dimostrare alle aziende che si è pronti a imparare. Sembra che sia difficile, ma preparandosi prima si hanno maggiori possibilità e poi è opportuno fare molte esperienze che possano farci crescere, soprattutto come persone.

Diamo un consiglio anche alle aziende alla ricerca di candidati: qual è secondo te il modo più efficace per rendersi visibili, c’è qualcosa di diverso che dovrebbero attuare per farsi trovare, per essere appetibili?

Le aziende devono cercare di andare più incontro agli studenti, devono supportare gli studenti durante gli studi e dovrebbero supportare le associazioni studentesche. Io ad esempio sono stato presidente di un’associazione al Politecnico e collaboravo con varie aziende, chiedevo supporto per organizzare workshop oppure portavo i manager di quelle aziende per parlare di lavoro, di quali potessero essere le aspettative dei giovani e quali invece fossero le aspettative delle aziende, organizzavo competizioni di business, case studies. Alla fine è un vantaggio per tutti, le aziende possono ricevere idee interessanti e gli studenti hanno la possibilità di lavorare a contatto con le aziende. Le aziende stesse avevano così la possibilità di contattare direttamente i nuovi talenti. Ero io personalmente a selezionare le aziende ed è così che ho conosciuto Capgemini.