Emanuele Turchet – Sirti

“Ho sempre saputo di volermi occupare di controllo di gestione e anche nel percorso di ricerca del lavoro mi sono mosso di conseguenza, rifiutando offerte anche allettanti”

Emanuele Turchet, 26 anni
Laureato in Economia e legislazione per l’impresa presso Università Bocconi
Lavora in Sirti nella divisione Controllo di gestione

 

Emanuele, com’è andato il tuo primo colloquio?

Il primo colloquio è stato per uno stage curricolare in una società di consulenza, ero un po’ impacciato, non sapevo bene cosa rispondere, o meglio, ero un po’ impacciato nel dare le risposte.

Finito il mio percorso universitario, volevo lavorare nel controllo di gestione, a prescindere dal settore dell’impresa, e un’altra volta mi sono ritrovato a fare un colloquio per un’azienda operante nel real estate, e mi è stata proprio posta la domanda ‘perché volessi lavorare nel real estate’, la mia risposta è stata che il settore di riferimento dell’azienda non era il mio driver principale di scelta, a me interessava lavorare nel controllo di gestione. Ho visto una reazione di rigidità da parte dell’altra persona ma credo che alla fine la sincerità paghi sempre, ma ho imparato che è buona regola: prima di colloquio informarsi sempre approfonditamente sull’azienda.

Nel complesso mi sono sentito molto preparato sulla parte tecnica un po’ meno sulla componente relazionale e di soft skill.

Ti va di condividere un aneddoto del tuo percorso di ricerca di lavoro?

Ho fatto un altro colloquio in una compagnia di assicurazione, l’annuncio del job posting faceva riferimento a una determinata posizione, ma nel colloquio mi sono reso conto che non era proprio quella descritta nell’annuncio, a quel punto ho chiesto esplicitamente qual era la posizione ricercata e una volta che mi è stata spiegata ho risposto che non ero interessato e li ho salutati.

Quale consiglio ti sentiresti di condividere con chi è ancora alla ricerca di occupazione?

Consiglio di non accontentarsi di tutto ciò che ci viene offerto ma di puntare al ruolo al quale si ambisce, coerentemente con le proprie possibilità e i propri mezzi.

Se tornassi indietro, rifaresti lo stesso percorso di studi? Cambieresti qualcosa?

Rifarei tutto quello che ho fatto ma inserirei un’esperienza universitaria all’estero, è una cosa che mi è mancata ed è un’opportunità che non potrà mai più capitare, magari potrò avere un’esperienza lavorativa all’estero, ma un’esperienza universitaria all’estero purtroppo non credo.

Hai sentito parlare di rivoluzione digitale? Cosa significa per te?

La rivoluzione digitale ha abbattuto le barriere della comunicazione, è diventato molto più facile accedere alle informazioni ma purtroppo si perde tempo a ripulirla dagli effetti distorsivi. Siamo tempestati da informazioni ma bisogna capire quali di queste sono valide. E la mia generazione ritengo sia molto abituata a districarsi da questo bombardamento di informazioni, mentre noto che altre generazioni, i miei genitori ad esempio, fanno più fatica a selezionare le informazioni importanti da quelle meno importanti se non addirittura fasulle.

Quali sono le tue passioni?

Una delle mie più grandi passioni sono i videogames. Oramai sono elevati a livello di medium, quindi la ritengo una forma di pensiero, e di trasmissione dello stesso, al pari del cinema o di una qualsiasi altra forma d’arte.

Come definiresti la Generazione Y, quella di cui fai parte? Chi sono veramente i Millennials?

C’è stata una rivoluzione tecnologica che ci ha portato a cambiare molto più in fretta di come succedeva in passato, il cambiamento è continuo e molto più rapido con il passare degli anni. Inoltre mi sento di affermare che siamo dei consumatori molto più informati rispetto alle passate generazioni, aspetto legato soprattutto alla capacità di raggiungere le informazioni ma, credo, legato anche alle condizioni economiche del nostro tempo.