Arianna Poiani – AON

“Bisogna lavorare molto sull’aspetto relazionale, la capacità di fare team building, la curiosità di imparare”

Arianna Poiani, 26 anni
Laureata in Scienze internazionali presso Università degli Studi di Milano
Lavora in AON nella divisione AGCN Incoming

 

Arianna, come è andato il tuo primo colloquio? Su cosa ti sei sentita particolarmente forte e su quali aree hai poi capito che avresti dovuto lavorare di più?

Il mio primo colloquio in AON è stato molto interessante, arrivavo da una realtà più piccola e trovarmi in una situazione così grande e strutturata a livello internazionale mi ha stimolato molto, in particolar modo quando durante il colloquio mi è stato presentato un settore, quello del brokeraggio assicurativo, che non conoscevo e che ha iniziato ad incuriosirmi.

Come in tutti i colloqui che ho affrontato, anche questo in AON l’ho vissuto con estrema determinazione e sincerità; dimostrarsi convinti di intraprendere un percorso lavorativo credo possa essere una tra le armi vincenti nei colloqui di selezione.

I primi colloqui sono conoscitivi e motivazionali per cui, sin da subito, uno degli elementi che ho cercato di far emergere è stata la curiosità e la voglia di cambiamento per rimettermi in gioco in una nuova realtà lavorativa.

Tra le aree da migliorare sicuramente c’è l’insicurezza, che spesso, anche durante le fasi di colloquio, mi mette in difficoltà; per quanto potessi essere determinata temevo che alcune lacune tecnico/conoscitive potessero essere uno degli elementi determinanti per non proseguire nella selezione.

Se tu avessi potuto richiedere un supporto all’università nella fase di ricerca/colloquio, di che cosa avresti avuto bisogno?

Nella mia università a livello lavorativo vengono organizzati diversi Orientation Day, è presente uno sportello lavoro ed è attiva una piattaforma online sulla quale candidarsi che funziona molto bene.

Personalmente quello che mi è mancato a livello universitario è stato l’aspetto pratico. Credo, infatti, che occorra partire dalle basi. Le università potrebbero organizzare dei corsi per la scrittura dei cv, simulare e preparare gli studenti ad affrontare veri e propri colloqui e, contestualmente, descrivere meglio quali possibili posizioni potranno essere assunte al termine del percorso universitario, al fine di evitare eventuali delusioni dettate anche dall’incongruenza tra la job description e il proprio percorso accademico.

Quale consiglio ti sentiresti di condividere con chi è ancora in cerca di occupazione?

Prima di tutto essere pazienti e affrontare i colloqui con umiltà. La laurea è un traguardo ed un orgoglio personale che non deve essere usato con presunzione.

Cercare lavoro non è facile e richiede tanto tempo e tanta, tantissima pazienza, soprattutto perché spesso si trovano tanti lavori, ma non il lavoro che effettivamente fa al proprio caso.

Bisogna investire molto tempo nell’invio dei cv, consiglio di leggere attentamente la job description, di studiare l’azienda e di affrontare i colloqui che effettivamente possano interessare ma, allo stesso tempo, di farne il più possibile proprio perché anche questi servono da stimolo e metodo di studio per affrontare possibili colloqui futuri.

È importante inoltre sapersi costruire un cv che possa incuriosire le risorse umane. Consiglio vivamente di viaggiare, di fare esperienze all’estero e di essere curiosi, per avere sempre qualcosa da raccontare e da far emergere durante la selezione, ma anche per un proprio bagaglio culturale

Sei soddisfatta del tuo percorso di studi? Rifaresti la stessa scelta? Che cosa ritieni sia stato molto efficace nella tua esperienza universitaria e che cosa suggeriresti di migliorare nell’offerta e nei servizi degli atenei?

Mi sono laureata in Scienze Internazionali presso l’Università Statale di Milano e a distanza di due anni consiglierei a tante persone questa facoltà. È un corso di laurea molto vario, che ha come filo conduttore l’aspetto internazionale di ogni materia, portandola ad essere una facoltà open-minded.

Molto positivo ed efficace è stato l’aspetto organizzativo: avere lezioni concentrate in una determinata fascia oraria mi ha dato la possibilità di trovare un lavoro part-time, nonché di responsabilizzarmi imparando a gestire il tempo da dedicare allo studio e il tempo da dedicare al lavoro.

Gli esami sono, inoltre, concentrati su trimestri, un metodo che permette di limitare il numero degli studenti fuori corso, e di alleggerire allo stesso tempo il carico delle sessioni.

Personalmente mi sono trovata molto bene e in quasi tutte le materie ho riscontrato docenti molto validi e con un curriculum interessante; certamente non si è sempre seguiti e supportati, tuttavia aiuta gli studenti a essere più indipendenti e responsabili.

Probabilmente tra le aree di miglioramento consiglierei di monitorare e rendere obbligatorio lo stage anche in triennale, di ridurre il carico di lavoro per aumentare invece gli scambi interculturali e i lavori di gruppo, affrontando le materie in un modo più pratico e meno teorico.

 In ambito di competenze soft, prima di entrare nel mondo del lavoro quali pensavi fossero le più importanti e oggi che lavori hai cambiato idea?

Prima di entrare nel mondo del lavoro pensavo che le conoscenze tecniche accompagnate al problem solving potessero essere fondamentali; oggi, invece, mi sono resa conto che ciò che deve emergere è prima di tutto l’aspetto caratteriale soprattutto se ci si confronta con grandi multinazionali in cui collaborano tantissime persone.

Sicuramente il problem solving è fondamentale, ma è certamente una capacità che emerge in conseguenza all’esperienza e all’autonomia lavorativa. Bisogna lavorare molto sull’aspetto relazionale, la capacità di fare team building, la curiosità di imparare, la determinazione e l’adattamento, nonché l’umiltà con cui si devono affrontare tutti i compiti.