Andrea Galbusera – Sirti

“Io non ho mai fatto colloqui di lavoro: mi sono ritrovato in azienda partecipando a un progetto universitario”

Andrea Galbusera, 26 anni
Laureato in Ingegneria gestionale presso Politecnico di Milano
Lavora in Sirti nella divisione Supply Chain

 

Andrea, com’è andato il tuo primo colloquio?

Non ho fatto dei veri colloqui, a parte qualche colloquio informale nelle partecipazioni ai career day, in quanto sono entrato in Sirti con un progetto del Politecnico per la revisione dei processi aziendali, al termine del quale ho chiesto se fosse stato possibile fare una tesi in azienda sempre in ambito supply chain. Mi sono laureato, mi è stato chiesto se volessi rimanere e ho accettato volentieri.

Le difficoltà le ho trovate all’interno della mia società, dove non conoscevo le problematiche su cui mi veniva chiesto di intervenire. Tra queste, una sfida importante è riuscire a introdurre qualcosa di innovativo all’interno di una realtà così importante e strutturata quale è Sirti.

Quale consiglio ti sentiresti di condividere con chi è ancora alla ricerca di occupazione?

Il mondo del lavoro è più sfidante rispetto a quello accademico: un grande aiuto viene dall’avere un responsabile generoso, che sia un punto di riferimento, e io sono stato fortunato a trovarlo. Il consiglio che mi sento di dare e che do a me stesso è cercare di utilizzare i contenuti che l’università ti ha trasmesso applicandoli nell’ambito professionale e, quando ciò non è possibile, affrontare la situazione con il metodo accademico di analisi e misura del fenomeno che ci è stato insegnato.

Se tornassi indietro, rifaresti lo stesso percorso di studi? Cambieresti qualcosa?

Non mi pento di aver scelto Ingegneria gestionale in quanto apre un ampio ventaglio di possibilità, il rovescio della medaglia di cui ho il rimpianto è non aver fatto qualcosa di più specifico riguardante la supply chain, motivo per il quale ora mi piacerebbe seguire dei corsi e specializzarmi un po’ di più.

Hai sentito parlare di rivoluzione digitale? Cosa significa per te?

Personalmente mi sento più digitale che social, cerco di tenermi aggiornato sulle innovazioni anche se poi non è detto che le capisca, perché spesso hanno una profondità tecnologica che è un po’ complicata da recepire.

Come definiresti la Generazione Y, quella di cui fai parte? Chi sono veramente i Millennials?

La nostra generazione è cresciuta con questo cambiamento, non l’ha vissuto sulla propria pelle, ma se l’è ritrovato e di conseguenza ci sembra normale. Detto ciò, la nostra è una generazione alla quale viene dato poco e che si deve guadagnare il proprio spazio. Per noi il posto fisso non esiste e a me personalmente neanche interessa perché il cambiamento lo ritengo uno stimolo.

Quali sono le tue passioni?

Sport, calcio, sci, anche se purtroppo quest’anno non sono potuto andare a sciare. Sono interessato anche da tutto ciò che è tecnologico: mi affascina vedere come un’idea di nicchia si fa spazio fino a diventare massiva.